57 giorni dopo l'attentato contro il giudice Giovanni Falcone, il pomeriggio del 19 luglio 1992 a Palermo persero la vita il giudice antimafia Paolo Borsellino e la sua scorta.

Una Fiat 126 imbottita di esplosivo deflagrò in via d'Amelio, strada in cui viveva la madre di Borsellino, dalla quale quella domenica il giudice si era recato in visita.

A detta degli agenti di scorta via d'Amelio era una strada pericolosa, tanto che era stato anche chiesto di mettere una zona di rimozione davanti alla casa: la richiesta però non fu accolta dal comune di Palermo.

Oltre a Paolo Borsellino morirono gli agenti di scorta Agostino Catalano (caposcorta), Emanuela Loi (prima donna a far parte di una scorta e a cadere in servizio), Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. L'unico sopravvissuto è Antonino Vullo.

La bomba venne radiocomandata a distanza ma ancora oggi non si è fatta chiarezza su come venne organizzata la strage, nonostante il giudice sapesse di un carico di esplosivi arrivato a Palermo appositamente per lui. C'è il sospetto che il detonatore che ha provocato l'esplosione sia stato azionato dal Castello Utveggio.

C'è, inoltre, un particolare più inquietante di tutti gli altri: l'agendina rossa di Borsellino non venne ritrovata, probabilmente sottratta da qualche investigatore giunto tra i primi sul posto.

Salvatore Borsellino: "Via D'Amelio una Strage di Stato"



Marco Travaglio e Antonio Padellaro (Peter Gomez non è intervenuto per motivi di lavoro) arrivano a "La Festa" del PD con un po' di ritardo rispetto all'orario previsto, accolti da circa 600 persone.
A detta degli organizzatori, tanta gente non si era vista nemmeno quando a Campagnola vennero alti dirigenti del partito (Bersani, Letta, Visco, ...).
Significativa anche la presenza di molti giovani, presenti molti simpatizzanti delle Liste a 5 Stelle.



Il segratario Marco Pedrazzoli presenta gli ospiti affermando che l'incontro è nato dalla necessità, a seguito dei recenti risultati elettorali, di trovare nuovi spunti di discussione e di analisi.
Travaglio ringrazia dell'invito e ricorda che erano circa 15 anni che non saliva più un palco della "Festa de "L'Unità"" non per sua ma per scelta di altri.
Non risparmia le critiche, più che al Partito Democratico, ai dirigenti dello stesso, iniziando a parlare della candidatura di Beppe Grillo alle primarie ed agli sterili sforzi per escludere il comico genovese dalla corsa alla segreteria.
Il principale partito di opposizione, definito "Burocratico" da Travaglio, che si appiglia a codicilli da Azzeccagarbugli non cogliendo la provocazione di chi cerca di riportare la politica ad una dimensione vera, reale, umana, come la gente che era seduta ad ascoltare.
Di fatto il programma di Grillo è l'unico programma noto: di quello degli altri candidati alla segreteria del partito non è dato sapere.
In un paese in cui il primo partito è quello dei non votanti (17.594.068 voti non espressi alle ultime elezioni europpe pari al 34,95% degli aventi diritto), dove la maggioranza governa con il 21,47% degli aventi diritto (10.807.327 preferenze alle ultime elezioni europee), dove i giudici della Corte Costituzionale vanno e cena con il capo del governo e con il ministro di Grazia e Giustizia, rivendicando con forza il diritto di invitare il "caro Silvio" tutte le volte che vuole e vorrà, ecc., ecc., la necessità di avere un'opposizione forte e compatta sarà l'obiettivo "Democratico" decisivo dei prossimi mesi.
Per quello che non si è fatto in passato un breve riassunto:



Per quello che si farà in futuro... chissà, forse un'alleanza con l'UDC.
Si coglie sin dalle prime battute di Travaglio e dagli applausi che sono seguiti, la distanza tra la base del partito e l'operato dei vertici.
Per chi segue il giornalista sulla rete nella sua rubrica del lunedì "Passaparola", l'intervento di Travaglio non ha riservato grosse sorprese:



Ha proseguito parlando della mistificante informazione televisiva e dell'evanescente informazione della carta stampata (per sapere qualcosa di ciò che accade in Italia occorre leggere i giornali stranieri).



Conclude, alla vigilia della Strage di Stato in cui venne assassinato il giudice Paolo Borsellino e gli uomini della sua scorta, parlando degli intrecci tra "Stato" e mafia, dei nodi ancora da sciogliere sulla vicenda e sulla corrispondenza tra gli uomini della mafia e il non ancora "Onorevole" Berlusconi.



Il direttore Antonio Padellaro ha poi presentato il nuovo giornale "il Fatto Quotidiano" in uscita a metà settembre.
Un quotidiano che non chiederà finanziamenti pubblici, che non avrà padroni se non i lettori interessati ad acquistarlo, senza vincoli né sudditanze ai poteri forti, politici, finanziari e industriali, che usano i giornali per i loro interessi.
In un panorama dell'informazione italiana così desolante, finalmente una buona notizia.

Questa sera presso "La Festa" del PD di Campagnola Emilia in via Romolo Valli: Marco Travaglio, Antonio Padellaro, Peter Gomez presentano il nuovo quotidiano "Il Fatto".

Inizio ore 21.00.


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Alle 16.45 del pomeriggio una carica di un reparto di 350 poliziotti al comando del vice-questore Giulio Cafari Panico, investe la manifestazione pacifica.
Anche i carabinieri, al comando del tenente colonnello Giudici, partecipano alla carica.
Incalzati dalle camionette, dai getti d'acqua e dai lacrimogeni, i manifestanti cercano rifugio nel vicino isolato San Rocco, per poi barricarsi letteralmente dietro ogni sorta di oggetto trovato, seggiole, assi di legno, tavoli del bar e rispondendo alle cariche con lancio di oggetti. Respinte dalla disperata resistenza dei manifestanti, le forze dell'ordine impugnano le armi da fuoco e cominciano a sparare.

Sul selciato della piazza caddero:

Lauro Farioli (1938), operaio di 22 anni, orfano di padre, sposato e padre di un bambino.

Ovidio Franchi (1941), operaio di 19 anni, il più giovane dei caduti.

Marino Serri (1919), pastore di 41 anni, partigiano della 76a, primo di sei fratelli.

Afro Tondelli (1924), operaio di 36 anni, partigiano della 76a SAP, è il quinto di otto fratelli.

Emilio Reverberi (1921), operaio di 39 anni, partigiano nella 144a Brigata Garibaldi era commissario politico nel distaccamento "G. Amendola".

Egregio Direttore Didattico,

Come da accordi presi telefonicamente, le invio la presente per valutare con Lei la possibilità di attivare a Campagnola un servizio "Piedibus" e/o "Bicibus" per le scuole del paese.

Il Piedibus è un autobus che va a piedi, è formato da una carovana di bambini che vanno a scuola in gruppo, accompagnati da due adulti, un “autista” davanti e un “controllore” che chiude la fila. Il Piedibus, come un vero autobus di linea, parte da un capolinea e seguendo un percorso stabilito raccoglie passeggeri alle “fermate” predisposte lungo il cammino, rispettando l’orario prefissato.

Il Piedibus viaggia col sole e con la pioggia e ciascuno indossa un gilet rifrangente. Lungo il percorso i bambini chiacchierano con i loro amici, imparano cose utili sulla sicurezza stradale e si guadagnano un po’ di indipendenza. Ogni Piedibus è diverso! Ciascuno si adatta alle esigenze dei bambini e dei genitori. Il Piedibus è una realtà in molti paesi del mondo e inizia a diffondersi anche in Italia.

E’ il modo più sicuro, ecologico e divertente per andare e tornare da scuola. Il Piedibus può nascere in ogni scuola dove ci siano genitori disponibili.
Come potrà leggere nella "Documentazione Operativa", tra i primi passi da attuare vi è quello di contattare il Direttore Didattico per verificare con genitori ed alunni la fattibilità del progetto.

Ulteriori informazioni e dettagli li potrà trovare al link succitato.

Rimanendo a disposizione per qualsiasi chiarimento dovesse rendersi necessario, e di un suo gentile riscontro in merito (magari sul blog), colgo l'occasione per porgerle cordiali saluti.

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